MOSTRE

Vincenzo Ferrari - Lo Spazio del tempo

 

Inaugurazione: martedì 3 maggio 2011 dalle ore 18.30

Periodo espositivo: da mercoledì 4 maggio a mercoledì 20 luglio 2011

Orari di apertura: da martedì a sabato dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00


La mostra documenta i diversi aspetti del lavoro concettuale dei primi anni Settanta di Vincenzo Ferrari. 

L’allestimento alterna opere su tela o tavola alla serie delle “carte fotografiche”. La carta fotografica, dove normalmente avviene l’impressione dell’immagine, è qui utilizzata per tracciare e produrre immagini ex novo. L’artista infatti non propone un analogo della realtà, come vorrebbe il mezzo fotografico, ma disegna sulla carta servendosi direttamente dei liquidi di sviluppo e fissaggio, piegando ancora una volta il tempo e la sua traccia allo spazio dell’opera. 

Le carte fotografiche fanno da contraltare alle opere su tela più tipiche della stagione concettuale, in cui Ferrari propone, con le sue scale cromatiche, un’applicazione sistematica agli elementi primi della pittura e dei paradossi analitici delle “Tavole d’accertamento” di Manzoni e Agnetti. 

L’approdo di queste vere e proprie “verifiche” metalinguistiche, che non rinunciano mai agli strumenti più sottili della libertà e dell’ironia, è inevitabilmente quello di un azzeramento o di un silenzio espressivo che si carica in profondità di valori ideologici. 

Circondati dalla babele dei linguaggi verbali e visuali che risuona dietro questo silenzio, nella serie dei quadri bianchi dedicati alla traccia, assistiamo come spettatori impotenti alla caduta della parola scritta sulla calce. La riflessione sul mestiere del pittore e in definitiva sul ruolo dell’artista diventa qui oggetto di indagine teorica e linguistica.

Quel radicale processo di mutamento dei valori culturali o, per usare un termine dell’artista, di “deculturizzazione”, che chiameremo postmoderno è già colto sul nascere, con piena consapevolezza, in questa stagione concettuale di Ferrari.

 

In mostra anche “La Traccia”, numero 0 di un progetto editoriale a cura di Vincenzo Ferrari, Paolo Della Grazia e Lorena Giuranna.

Il progetto propone una serie di pubblicazioni monotematiche dalla forma sempre diversa incentrate su argomenti scelti e destinati a una riflessione sulla contemporaneità. Dall’Energia alla Distanza, dalla Quotidianità alla Traccia, appunto, questi temi saranno discussi da personalità della cultura provenienti dagli ambiti più disparati e consegnati a un artista che ne progetterà la forma editoriale. 

Per questa prima uscita hanno collaborato a segnare i confini e le molteplici accezioni dell’argomento “Traccia”: Li Chi Choi, Federico Ferrari, Lorena Giuranna, Elena Pontiggia, Marco Potenza, Arturo Schwarz, Paolo Thea, Marco Vaglieri, Giorgio Zanchetti con visioni, testi e riflessioni di ambito artistico, antropologico, scientifico.

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Collettiva - Memoria Variabile

 

Inaugurazione: giovedì 3 marzo 2011 dalle ore 18.30

Periodo espositivo: da venerdì 4 marzo a sabato 9 aprile 2011

Orari di apertura: da martedì a sabato dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00


Le opere presenti in questa esposizione testimoniano come l’attenzione dell’arte recente per il tempo e la memoria sia un fenomeno sempre più significativo e diffuso a livello internazionale. E al contempo evidenziano come la produzione artistica delle ultime generazioni, in cui è centrale il recupero di documenti d’archivio, trovi le proprie premesse nelle opere di alcuni autori che anagraficamente potrebbero esserne i padri, se non – in qualche caso - addirittura i nonni. 

Al di là di ogni differenza concettuale, stilistica e cronologica, le opere degli artisti in mostra nascono infatti tutte dall’incontro o dalla ricerca di vecchie fotografie trovate nelle bancarelle dei rigattieri o negli album di famiglia, dal recupero di antichi suoni, di film amatoriali o d’autore. Come affascinati collezionisti di cose senza valore, questi autori hanno lavorato su materiali pre-esistenti e carichi di memoria, ma non si sono limitati solo a riportare alla luce tracce del passato o della storia. Ciò che preme loro, infatti, non è tanto riproporre il passato tout court, ma sottrarre tali immagini dall’amnesia collettiva in cui cadono nella società mediatica occidentale, per restituire ad esse una voce che giunga fino a noi. Per questo in ogni loro opera è presente uno scarto, una differenza, un intervento (fatto magari di accostamenti inediti o inaspettati, di riletture o di complessi interventi manuali), capaci di riattivare il passato, di aprirla all’immaginazione, a nuove narrazioni a volte sottilmente ironiche, a volte poetiche o analitiche, giocose o spiazzanti, critiche o interrogative.

Il loro operare anacronistico, sempre con lo sguardo rivolto all’indietro, non è mai un gratuito gioco con la storia personale o collettiva.  Essi sono consapevoli che il passato è laggiù, sprofondato in un tempo remoto, e che per farlo rivivere debba essere rivisitato, ripensato, rigiocato, scompaginato. Paradossalmente anacronistiche e inattuali, tali opere partono da tracce del passato per far incontrare il “già avvenuto” con l’“adesso”. Producono esperienze aperte che turbano la nostra percezione in un gioco incessante di piccole alterazioni e cancellature, aggiunte o spostamenti che stimolano l’osservatore a entrare nell’intimità delle opere e a creare nuove narrazioni, immerse in un tempo complesso, né attuale, né davvero inattuale.  Queste opere insomma, pur nella loro ricca diversità progettuale e poetica, s’impegnano a “riunire il prima, il durante e il dopo”, come auspicava Marcel Duchamp. 

 

La mostra presenta lavori video, fotografie e installazioni dei seguenti autori: 

Vincenzo Agnetti, Gianfranco Baruchello, Maggie Cardelús, Martina Della Valle, Rä di Martino, Laurent Fiévet, Meri Gorni, Paolo Inverni, Vladimir Kupriyanov, Lena Liv, Fabio Mauri, Marcelo Moscheta, Davide Mosconi, Daniel Pitín, Catherine Poncin, Kurt Ralske, Moira Ricci, Sylvie Romieu, Eric Rondepierre, Indre Serpytyte, Mirko Smerdel, Aldo Tagliaferro, Dubravka Vidovic, Ciro Vitale, Roger Welch. 

 

Il titolo della mostra è un omaggio all’opera di Aldo Tagliaferro “Memoria variabile” 1973. 

 
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Lisa Ponti - A4 X 88

 

Inaugurazione: martedì 1 febbraio 2011 dalle ore 18.30

Periodo espositivo: da mercoledì 2 al 24 febbraio 2011

Orari di apertura: da martedì a sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00

 


 

Ottantotto sono gli anni di Lisa Ponti. Questa mostra li festeggia con 88 suoi disegni su carta, formato “A4”, misura universale: “ E’ un bene usare un foglio sempre uguale, così il disegno sa dove atterrare” dice Lisa.

 

Lisa Ponti usa il foglio A4 dal 1992 (prima mostra da Toselli a Milano), e da allora i disegni “A4” hanno fatto molti scali in gallerie e musei: dalla Galleria Gangurinn a Reykjavik, Islanda, nel 1993 (la galleria più a Nord) al Museo MMMAC a Paestum, nel 2000 (il museo più a Sud).

 

A Roma, centro dei centri, mostra alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, nel 2005.

 

La Galleria Milano espone ora 88 fogli “A4” del 2010 e 2011.

 

Scrive Fulvio Irace nella prefazione al catalogo della mostra di Paestum: “Lisa ha ereditato (dal padre) la propensione a tradurre parole e pensieri nella sciolta scrittura di segni grafici che hanno l’apparente innocenza di una immediatezza fulminante.

 

Lampi di graffite, tuoni di pastelli, nuvole di carte percorrono il foglio A4 proiettandovi paesaggi mentali simili al flusso di istantanei dialoghi col mondo…

 

Questi materiali minimi del pensiero disegnano provvisorie costellazioni di segni, dentro i quali ognuno potrà credere di leggere qualche segreto del presente o luminose premonizioni del futuro.”

 

 

milano.repubblica.it/cronaca/2011/01/31/foto/il_compleanno_di_lisa_ponti-11895335/1/

 

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Davide Mosconi - LASTORIADELLAMUSICADIDAVIDEMOSCONI - Concerto n.5

 

LASTORIADELLAMUSICADIDAVIDEMOSCONI

Martedì 16 novembre 2010 ore 19.00

"Concerto nr. 5"

Prosegue con il Concerto nr. 5 la serie di concerti, con cadenza annuale, iniziata nel 2006 alla Galleria Milano per poter fare riascoltare e rivedere tutti i pezzi contenuti nel volume LASTORIADELLAMUSICADIDAVIDEMOSCONI, disponibile in Galleria in numero limitato di copie.

 

Davide Mosconi è stato, infatti, musicista e fotografo, compositore di musica ambientale e di teatro-musica, ricercatore e costruttore di suoni, sperimentatore, improvvisatore e performer, ma anche inventore di strumenti musicali.

 

In questa occasione verranno eseguite le seguenti pagine:

 

Nr. 35 - Milano. “Invasione”. Pezzo per conchiglie, muro, zoccoli, angolo, sassi, vetro e terra. Solo. Millenovecentosettanta.

Nr.103  - Eindhoven. Vandalia. Pezzo per tavolo, nastro adesivo e neve. Millenovecentoottantasei. 

 

Direzione musicale Elio Marchesini.

 

Le seguenti pagine verranno presentate da Maria Morganti: 

 

Nr. 43 - Como. Pezzo per pianoforte e ferraglia. Millenovecentosettantaquattro

Nr. 59 - Milano. Pezzo per pianoforte piscina ed acqua. 

Millenovecentoottantasei.

Nr. 65 - Firenze. “L’orchestra”. Per pianoforte, tre pianisti e strumenti d’orchestra da camera. Millenovecentoottantotto.

Nr. 115 - Londra. Pezzo per pianoforte e ghigliottina. 

Millenovecentoottantacinque.

 

Colonna sonora della serata sarà LA MUSICA DELL’ANNO ZERO DAVIDE MOSCONI MILLENOVECENTOOTTANTADUE acquistabile in galleria.

 

Fino all’8 gennaio saranno inoltre esposti:

Night skies, 1990/91

una serie di trittici polaroid di cieli notturni, proseguimento della sua ricerca sulle coincidenze.

“Il sogno di Davide”, 1968

opere di ispirazione surreale, in cui le immagini sono inserite in una struttura retroilluminata.

 

Leggi l'articolo di Michela Moro su leiweb.it

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Nanni Balestrini - AVIDOCHILEGGE

 

Inaugurazione: martedì 18 maggio 2010 ore 18.30
Periodo espositivo: da mercoledì 19 maggio al 23 luglio 2010
Orari della Galleria: da martedì a sabato dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00

La mostra presenta due poli del lavoro visivo di Nanni Balestrini: una serie inedita di collages dei primi anni ‘60 e le recenti grandi tele che portano a una fase estrema la frantumazione del linguaggio verbale. 
 
Balestrini ha proceduto, nella sua attività di riciclatore, dal grande al piccolo e dal piccolo all’infinitesimale. Dapprima prelevava testi interi, poi li sminuzzava, poi ha fatto collages di sole parole, e infine di brandelli di parole e di lettere alfabetiche. E’ disceso dall’universo dei testi a quello della tipografia. E lo si vede benissimo in queste ultime prove, oggetti visivi fatti con brandelli che furono testi verbali. (Umberto Eco) 
 
... ci fa pensare a un’arte che sia costruita coi frammenti autentici del nostro tempo, gli unici capaci di diventare anche débris du futur. (Gillo Dorfles, 1961)
 
Tu sviluppi un nuovo discorso che ha come fine la comunicazione, e si intende per comunicazione naturalmente la sottrazione e la capacità di riaprire, di massaggiare il muscolo atrofizzato di un linguaggio che attraverso la telematica, la televisione e la pubblicità tende a squillare in termini esclusivamente consumistici. 
(Achille Bonito Oliva)
 
Balestrini tesse Parola per Parola
la tappezzeria dei paragrafi
in uno strabismo divergente
che ricorda quello del terrore del grido
che annuncia i Grandi Massacri 
Nanni il Calligrafo
elabora un paesaggio epistolare
il cui incerto catasto
turba lo sguardo.
(Paul Virilio)
 
La sua attività artistica si è svolta negli ultimi cinquant’anni parallelamente a quella letteraria. 
Ha, partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero, nel 1993 alla Biennale di Venezia e recentemente a Italics, Palazzo Grassi, Venezia; 1968-1988 (Centro Pecci, Prato), La parola e l'arte (MART, Rovereto), Futurismo 1909-2009 (Palazzo Reale, Milano).
Personali alla Galleria Mazzoli di Modena, al MACRO Museo d’arte Moderna di Roma, alla Galleria San Ludovico di Parma, alla Fondazione Morra di Napoli, alla Galleria Giacomo Guidi di Roma.
Ha realizzato il bassorilevo Allucco per la stazione Lala della metropolitana di Napoli e la colonna Incipit per la nuova biblioteca di Vignola.
 
Nato a Milano nel 1935, vive tra Roma e Parigi. Negli anni Sessanta è stato tra gli animatori della stagione della neoavanguardia, ha fatto parte  dei poeti "Novissimi" e del "Gruppo 63".  Per primo ha realizzato nel 1961 una poesia con computer.
E' autore del ciclo di poesie sulla Signorina Richmond e della trilogia La Grande Rivolta (Vogliamo tutto, Gli invisibili e L’editore) sulle lotte del movimento negli anni ’70. Recentemente ha pubblicato Milleuna (con CD) che raccoglie le sue collaborazioni con musicisti, il romanzo multiplo elettronico Tristano e due libri di poesia: Lo sventramento della storia (poesie degli anni ’60, edizioni Polìmata) e Caosmogonia (Lo Specchio Mondadori).
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S. Buckley, B. Cohen, H.Cohen, B.Flanagan, J. Hoyland, R. Smith, W. Tucker - Sette inglesi a Milano

 

Inaugurazione: martedì 1 dicembre 2009 alle 18.30
Durata dell'esposizione: dal 2 dicembre 2009 al 15 febbraio 2010
Orari d'apertura: da martedì a sabato dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00

Dal 1966 con la doppia personale di Phillip King e Richard Tucker fino al 1978 con l'ultima mostra dedicata a Richard Smith, la Galleria dell'Ariete di Beatrice Monti dedica una corposa serie di mostre alla nuova astrazione inglese. Sono anni di particolare interesse anche in Italia per i giovani artisti inglesi.
Nel 1966 i fratelli Bernard e Harold Cohen, Robyn Denny, Richard Smith e Anthony Caro rappresentano l'Inghilterra alla Biennale di Venezia, presentati da David Thompson. La Galleria Milano, che negli anni sessanta aveva già dedicato agli artisti Pop inglesi varie mostre (1966, "London under Forty", 1968 Allen Jones, 1970 Colin Self e 1973 Peter Phillips), presenta ora, in collaborazione con Beatrice Monti una selezione di opere degli anni sessanta e primi anni settanta di sette protagonisti di quella ricerca astratta in pittura e scultura.  Per l'occasione è stato stampato un catalogo con testi in italiano e inglese.
"Negli ultimi anni la pittura e la scultura hanno uno spirito del tutto nuovo in Inghilterra. Si potrebbe sostenere che mai, prima della fine della guerra, ci sia stata una generazione di trentenni meno provinciale e più sicura della propria indipendenza. Una generazione che ha saputo rompere con il proprio passato e misurarsi con la pittura americana che veniva considerata una schiacciante minaccia." (D. Thompson, catalogo del padiglione Britannico, Venezia Biennale 1966)
 A Londra in quegli anni erano in corso sperimentazioni di ogni genere ben caratterizzate nella loro tipicità culturale. Come scrive James Faure Walker nel testo introduttivo del catalogo di questa esposizione: ". Tutto poteva essere scultura. Un quadro poteva essere triangolare oppure avere i contorni a zig zag. Anche gli odori erano cambiati: non più trementina, ma acrilico, pistole a spruzzo, tela olona; i rotoli di nastro adesivo, usati per le campiture hard edge, pendevano da tutte le pareti dello studio…. Nei Colleges non si veniva mai indottrinati. Erano rispettati i cosiddetti pensieri collaterali, le eccentricità, le stravaganze. Flanagan andava a disegnare allo zoo di Regent Park e fu un’altra mossa laterale quando, con le sue lepri divenne 'figurativo'…Ma questo filone di arte astratta non si è mai spento. I recenti lavori di Bernard Cohen hanno sbalordito il pubblico: rapsodie di motivi e dissonanze elettrizzanti.  Nelle tele di Harold Cohen degli anni sessanta ritroviamo i codici e i diagrammi frammentari che preludono ai suoi lavori con il computer. H. Cohen in California ha elaborato AARON, il software – suo alter ego – che esprime tutta la sua sensibilità pittorica. Il fogliame lussureggiante, dall'aspetto organico, ha il sapore di una autentica pittura, sebbene sia stata immaginata da una macchina, e questo fa sì che H. Cohen sia considerato un vero pioniere, capace di aprire le porte a una nuova era. I vecchi lavori di John Hoyland esprimono già l’irrequietezza, l’energia, l’ardire e la bellicosità della sua splendida tavolozza tropicale recente." William Tucker continua ad investigare sul linguaggio della scultura e sul rapporto con lo spettatore sia con i suoi lavori che con scritti teorici e Richard Smith, in tempi recenti ha avuto anche molti incarichi di arredo urbano "negli Stati Uniti, in Venezuela al Museo d'Arte Contemporanea, all'aeroporto di Louisville e al Peak Center di Hong Kong.

 
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Davide Mosconi - 5 trittici: In morte del padre - Disegnare l'aria

 

Inaugurazione: venerdì 18 settembre 2009 alle ore 18.30
In occasione dell'apertura di stagione di Start la Galleria sarà aperta sabato 19 dalle 12 alle 21 e domenica 20 dalle 12 alle 19
Periodo espositivo: da sabato 19 settembre 2009 a sabato 14 novembre 2009
Orari della Galleria:  da martedì a sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00

Davide Mosconi inizia a lavorare sui trittici quando, nel 1980, la Polaroid lo invita a utilizzare la nuova macchina che produce immagini di grande formato (61 x 51 cm).
Sono gli anni in cui muore suo padre. E' un periodo di ripensamento e trascorre il suo tempo nella biblioteca del padre dove trova molte foto e manuali di medicina. Lo colpiscono le coincidenze. Una fotografia medica gli ricorda un'immagine di Jacques André Boiffard, fotografo surrealista. Ricerca e affianca fotografie scattate da due autori diversi, che, senza conoscere il lavoro dell'altro ritraggono la stessa cosa in modo affine.
Alla coincidenza delle due immagini trovate e di cui Mosconi non è che il tramite, ne aggiunge una terza, sua.
"Con la sua terza immagine sottolineava ancora una volta che ciò che conta in fotografia non è la rappresentazione, né tanto meno ciò che è rappresentato, ma la forma, la figura che uno percepisce e riconosce, e che investe di uno o più significati" Pool Andries, Davide Mosconi, Edizioni Charta 1997.
"In morte del padre", mai esposto sino ad oggi, è la prima serie di trittici realizzati con la polaroid.
"Il mio lavoro è una ricerca costante sui concetti di coincidenza e casualità. I miei primi trittici erano basati sull'osservazione che diversi fotografi in periodi diversi della storia della fotografia hanno ritratto pressappoco lo stesso soggetto, pressappoco nello stesso modo. In quei primi progetti ho rifotografato due immagini simili realizzate da due fotografi diversi e le ho combinate con una terza, fatta da me in studio.
In "Disegnare l'aria" mi sono occupato del concetto di casualità e ho effettuato solamente tre scatti per immagine. Il primo è un test. Nel secondo e terzo scatto gli oggetti vengono lanciati e fotografati mentre si dispongono nell'aria a formare figure casuali. In questo modo sto anche cercando di rendere visibile l'invisibile, disegnando l'aria."

Davide Mosconi (Milano 1941-2002) studia pianoforte e composizione al conservatorio G.Verdi, diplomandosi con il Maestro Vergani.
Nel 1961 si trasferisce a Londra, dove studia fotografia al London College of Printing.
Dal 1963 lavora a New York come assistente di Richard Avedon e Hiro.
Torna a Milano nel 1967 ed espone alla Galleria Il Diaframma la sua prima personale Il sogno di Davide.
Nel 1968 apre lo studio fotografico “Studio X” con il quale realizzerà campagne pubblicitarie, servizi di moda e costume, lavorando contemporaneamente nel campo musicale e videoartistico.
Nel 1972 partecipa alla mostra “The New Domestic Landscape” al MOMA di New York con il cortometraggio “Something to believe in”. Nel 1974 partecipa a "Arte in Fotomedia", mostra itinerante curata da Daniela Palazzoli.
Nei primi anni ottanta comincia a lavorare su invito della Polaroid con la nuova macchina oversize 61x51.
Dal 1986 al ’97 i principali progetti sono i trittici di Praga sul tema del corpo, le nature morte e le serie Day skies e Night skies, esposti in Italia e all’estero sia in gallerie private che in musei.
Nel 2001 e nel 2003 partecipa alla Biennale di Venezia.
Conclusa la sua collaborazione con la Polaroid  realizza i due progetti fotografici Disegnare l’aria e Polveri ispirati a Bruno Munari e a lui dedicati.
Il suo ultimo lavoro, Autoritratti bucati, è stato esposto postumo alla Galleria San Fedele di Milano nel 2003.
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Pierpaolo Lista - Resto a guardare

 

Inaugurazione: mercoledì 6 maggio 2009 alle ore 18.30
Periodo espositivo: da giovedì 7 maggio a martedì 20 luglio 2009

Orari: da martedì a sabato dalle ore 10,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 20,00


Pierpaolo Lista ha poco più di 30 anni, vive e lavora a Paestum, ha esposto opere pittoriche in personali a Pavia nel 2003 e a Roma nel 2006 e nel 2007. Nel 2008 a Salerno tiene la sua prima personale di lavori fotografici.

La Galleria Milano presenta per la prima volta a Milano sia la sua pittura che le fotografie.

I lavori pittorici, smalti dipinti e graffiti sul retro di lastre di vetro visarm, hanno tutti la stessa dimensione: 100 x 120 cm.

Le immagini, profili inconsistenti  di oggetti, di cose di tutti i giorni - una moto (una vespa) , un pianoforte, un orologio con le ore messe a caso, un paio di occhiali appoggiati su di un tavolo, dei coltelli, sono simulacri della quotidianità,  ridotta a segno e resa in tal modo minimale, che la trasforma quasi nel  ricordo di una realtà.

Scrive Mariangela Calisti nella presentazione alla mostra di Pavia Cose: "Immagini che ci appartengono, che hanno molto da raccontare, ma che già molto hanno detto. Non a caso prive di ogni presenza umana, ci consentono di impossessarcene."

 

Nelle fotografie di Lista ritroviamo una ambivalenza scenica. Lista costruisce con cura la coreografia  di ambienti, di stanze vuote illuminate da un'improbabile luce che  filtra da una porta semi aperta, ricrea oggetti comuni (forbici, cappelli, giacche, ombrelli, aereoplanini, una barchetta di carta che si riflette sull'acqua) assemblando carte, cartoni , filo di ferro, chiodi, pezzi di corda, sfondi acquerellati; ogni cosa ha la propria  ombra a volte disegnata  a volte creata con effetti di luce.

Questi assemblaggi, queste scenografie  esistono solo per essere fotografate.

 

"La tecnica fotografica è sin dall'inizio un semplice e agile mezzo per costruire una immagine che è, a sua volta, l'alter ego, la deuteragonista delle figurazioni dei suoi lavori pittorici. Ossia: la "scarnificazione" d'un elemento oggettuale – anche il più elementare – che si trasforma, attraverso una raffinata tecnica e una prevista alterazione, in una sorta di visione fantasmatica che, pur conservando le stigmate della realtà, riesce a trasformarla in quello che potrei definire  l'equivalente ricordo."

Gillo Dorfles "La fotografia concettuale di Pierpaolo Lista" in Teatri segreti , Salerno 2008 

 

Hanno scritto di lui Gillo Dorfles, Antonello Tolve, Mariangela Calisti, Raffaele d'Adria, Alan Jones, Angelo Trimarco.

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Pierluigi Fresia - Our brief eternity

 

Inaugurazione: giovedì 5 febbraio 2009 alle ore 18.30
Periodo espositivo: da venerdì 6 febbraio a sabato 28 marzo 2009
La mostra sarà chiusa dal 25 febbraio al 2 marzo 2009
Orari della Galleria: da martedì a sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00

Il prossimo 5 febbraio si inaugura presso la Galleria Milano la mostra di Pierluigi Fresia dal titolo Our brief eternity.
In questa sua prima personale a Milano l'artista presenta 25 fotografie recenti, tutte realizzate fra il 2006 e il 2008, e un video di cinque minuti circa.
Nel corso degli anni Fresia ha esposto più volte lavori fotografici ma anche pittorici e installazioni nelle personali effettuate a Torino alla Galleria Martano nel 1998 e nel 2004, alla Catartica Arte Contemporanea, sempre a Torino, nel 2006, a Genova alla Galleria Leonardi V-idea nel 2000, a Bologna, Studio G7 nel 2003 e nel 2008.
Le immagini esposte alla Galleria Milano, colte in momenti e luoghi evocativi, sono corredate spesso da brevi testi che inducono alla riflessione spostando l'attenzione dal visivo al mentale. Un lavoro che avvicina le modalità operative dell'arte concettuale a situazioni paesaggistiche evocate in una dimensione classico-romantica.
La mostra trae il suo titolo da uno dei lavori esposti, il cui tema si addice però all’insieme delle opere presentate.
Scrive Francesco Tedeschi nella presentazione alla mostra:" Paesaggi notturni o in cui la fisionomia delle cose va svanendo, dove le minime presenze di tracce umane sono come segnali d’allarme o sottolineature di assenze, immagini scarne, ma cariche di forza drammatica e interrogativa, le diverse visioni raccolte e fissate assumono una valenza definitiva e definitoria, portando il suo lavoro lontano da qualsiasi possibilità di catalogazione all’interno delle categorie estetiche strettamente legata alla cronaca di tanta arte contemporanea."
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Sandro Somaré - "+1"

 

Inaugurazione: mercoledì 26 novembre 2008 alle ore 18.30
Periodo espositivo: da giovedì 27 novembre 2008 a sabato 17 gennaio 2009
Orari della Galleria: da martedì a sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00

"+ 1" sta a significare che sono passati 51 anni dalla sua prima personale allestita alla Galleria Selecta di Roma. Nel corso del tempo Sandro Somaré ha esposto più volte in Italia e in Europa, soprattutto in Francia e in Belgio, sia in gallerie private che in Enti Pubblici.
A Milano ricordiamo le personali alla Galleria dell'Ariete, Galleria del Naviglio, Gianferrari, San Carlo e, con il fratello, nel 2006 alla Rotonda della Besana.

Questa mostra, in cui saranno esposte tele, disegni, tempere, acquerelli, ma anche i cosiddetti "teatrini" o "scatole" tridimensionali, intende ricreare il percorso di tutto il suo lavoro quasi fosse un'autobiografia. Scrive Luigi Carluccio: "In realtà l'insieme delle opere costituisce un diario in cui sono annotate minuziosamente le variazioni del medesimo tema, o le modificazioni dello stesso evento su una dimensione impalpabile del tempo."
(Torino, 1968, Galleria Minima)
Fino al 1964 le immagini sono forme astratte in un gioco di rifrazioni e scomposizione della luce sovente cristallizzate in un cubo di luce rarefatta, persino gelida, dipinta con tecnica minuziosa.
Con il tempo, lo spazio nei lavori di Somaré si fa più definito. In un bagno di luce vagamente ipnotica le figure si oggettivizzano, gli elementi architettonici sono incisivi e più dettagliati. Sia negli interni che nelle fredde vetrate di androni di vecchi palazzi milanesi Somaré ricrea quel mondo di silenzi e di isolamento che ritroviamo nei paesaggi, nei cieli e negli orizzonti, in altre parole, in tutto il suo lavoro.
"Somaré usa il colore come un tono delicato, sottile, impregnato di luce, lo stende con minuzia, tocco a tocco, non per contrasti, ma per trapassi, suscita così atmosfere sospese e calme, spazi appena sfiorati da un solitario mistero."
Pierluigi Tassi, Milano, 1982, Galleria Gianferrari

Le opere tridimensionali: scatole, teatrini, gallerie d'arte, come pure le recentissime televisioni, sono solo apparentemente diverse dal lavoro pittorico, in realtà sono sempre immagini riconducibili a un vissuto personale. Un palcoscenico improbabile in cui si muovono figure che sembrano in attesa di un accadimento.

Hanno scritto di lui tra gli altri Luigi Carluccio, Raffaele Carrieri, Eduard Glissant, Luigi Lambertini, Osvaldo Patani, Nicoletta Pallini, franco Russoli, Emilio Tadini, Pierluigi Tassi, Marco Valsecchi, Guido Vergani, Patrick Waldberg.

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Marco Vaglieri - Metafisica della carne

 

Inaugurazione: martedì 30 settembre 2008 alle ore 18.30
Periodo espositivo: da mercoledì 1° ottobre a martedì 15 novembre 2008
Orari della Galleria: da martedì a sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00

La Galleria Milano è lieta di presentare la mostra personale di Marco Vaglieri Metafisica della carne.

L’esposizione ruota intorno al video Metafisica della carne (Italia, 2008). Il mediometraggio, di chiaro impianto teatrale, riprende con toni surreali e laici alcuni episodi del Vangelo. Lo spettatore è calato in uno sconclusionato pellegrinaggio che si svolge interamente nei locali della Galleria Milano, qui vissuta come un irraggiungibile paradiso perduto.

L’ultima produzione dell’artista si ricollega alla lezione di Pier Paolo Pasolini, Carmelo Bene e Dario Fo. E forse, guardando più indietro, anche all’irriverenza del Candide di Voltaire. L’intento è esplicito: riprendere il filo di un discorso scomodo e invocare ad alta voce il rifiuto dell’oscurantismo.

Metafisica della carne narra il viaggio iniziatico dell’Uomo (inteso come essere umano), affiancato da altri quattro personaggi: Gepi (una versione disincantata di Gesù), Quaresma (una variante femminile degli apostoli), Beltempo (il tempo che passa) e infine il Santo Padre (un improbabile Papa Benarrivato II).

Lo sviluppo narrativo si articola in 10 quadri e vede crescere via via il conflitto fra Gepi e l’Uomo. L’opera ci mostra un essere umano combattuto fra morale, bisogni e desiderio di felicità: in sostanza fra dogma ed esistenza.

Come i lavori più recenti di Marco Vaglieri Cane assoluto (2007), Qui non è più adesso (2005) e Dormiveglia (2005), anche Metafisica della carne è un’opera in tensione fra esperimento letterario e linguaggio visivo.

Marco Vaglieri (Milano 1959) vive e lavora a Oslo (Norvegia). Ha esposto in Italia e all’estero. Tra le personali più recenti: Her er han ikke længere (2005, Rum 46, Aarhus, Danimarca) e Il tempo che serve (2002, Luigi Franco, Torino). Tra le numerose collettive: La parola nell’arte (2007, MART, Rovereto), Calculated risks, (2005, Office for Contemporary Art Norway, Oslo), Moltitudes & solitudes (2003, Museion, Bolzano) e Haunted by detail (2002, Stichting De Appel Amsterdam).
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