Vincenzo Ferrari - Lo Spazio del tempo
Inaugurazione: martedì 3 maggio 2011 dalle ore 18.30
Periodo espositivo: da mercoledì 4 maggio a mercoledì 20 luglio 2011
Orari di apertura: da martedì a sabato dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00
La mostra documenta i diversi aspetti del lavoro concettuale dei primi anni Settanta di Vincenzo Ferrari.
L’allestimento alterna opere su tela o tavola alla serie delle “carte fotografiche”. La carta fotografica, dove normalmente avviene l’impressione dell’immagine, è qui utilizzata per tracciare e produrre immagini ex novo. L’artista infatti non propone un analogo della realtà, come vorrebbe il mezzo fotografico, ma disegna sulla carta servendosi direttamente dei liquidi di sviluppo e fissaggio, piegando ancora una volta il tempo e la sua traccia allo spazio dell’opera.
Le carte fotografiche fanno da contraltare alle opere su tela più tipiche della stagione concettuale, in cui Ferrari propone, con le sue scale cromatiche, un’applicazione sistematica agli elementi primi della pittura e dei paradossi analitici delle “Tavole d’accertamento” di Manzoni e Agnetti.
L’approdo di queste vere e proprie “verifiche” metalinguistiche, che non rinunciano mai agli strumenti più sottili della libertà e dell’ironia, è inevitabilmente quello di un azzeramento o di un silenzio espressivo che si carica in profondità di valori ideologici.
Circondati dalla babele dei linguaggi verbali e visuali che risuona dietro questo silenzio, nella serie dei quadri bianchi dedicati alla traccia, assistiamo come spettatori impotenti alla caduta della parola scritta sulla calce. La riflessione sul mestiere del pittore e in definitiva sul ruolo dell’artista diventa qui oggetto di indagine teorica e linguistica.
Quel radicale processo di mutamento dei valori culturali o, per usare un termine dell’artista, di “deculturizzazione”, che chiameremo postmoderno è già colto sul nascere, con piena consapevolezza, in questa stagione concettuale di Ferrari.
In mostra anche “La Traccia”, numero 0 di un progetto editoriale a cura di Vincenzo Ferrari, Paolo Della Grazia e Lorena Giuranna.
Il progetto propone una serie di pubblicazioni monotematiche dalla forma sempre diversa incentrate su argomenti scelti e destinati a una riflessione sulla contemporaneità. Dall’Energia alla Distanza, dalla Quotidianità alla Traccia, appunto, questi temi saranno discussi da personalità della cultura provenienti dagli ambiti più disparati e consegnati a un artista che ne progetterà la forma editoriale.
Per questa prima uscita hanno collaborato a segnare i confini e le molteplici accezioni dell’argomento “Traccia”: Li Chi Choi, Federico Ferrari, Lorena Giuranna, Elena Pontiggia, Marco Potenza, Arturo Schwarz, Paolo Thea, Marco Vaglieri, Giorgio Zanchetti con visioni, testi e riflessioni di ambito artistico, antropologico, scientifico.
Collettiva - Memoria Variabile
Periodo espositivo: da venerdì 4 marzo a sabato 9 aprile 2011
Orari di apertura: da martedì a sabato dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00
Le opere presenti in questa esposizione testimoniano come l’attenzione dell’arte recente per il tempo e la memoria sia un fenomeno sempre più significativo e diffuso a livello internazionale. E al contempo evidenziano come la produzione artistica delle ultime generazioni, in cui è centrale il recupero di documenti d’archivio, trovi le proprie premesse nelle opere di alcuni autori che anagraficamente potrebbero esserne i padri, se non – in qualche caso - addirittura i nonni.
Al di là di ogni differenza concettuale, stilistica e cronologica, le opere degli artisti in mostra nascono infatti tutte dall’incontro o dalla ricerca di vecchie fotografie trovate nelle bancarelle dei rigattieri o negli album di famiglia, dal recupero di antichi suoni, di film amatoriali o d’autore. Come affascinati collezionisti di cose senza valore, questi autori hanno lavorato su materiali pre-esistenti e carichi di memoria, ma non si sono limitati solo a riportare alla luce tracce del passato o della storia. Ciò che preme loro, infatti, non è tanto riproporre il passato tout court, ma sottrarre tali immagini dall’amnesia collettiva in cui cadono nella società mediatica occidentale, per restituire ad esse una voce che giunga fino a noi. Per questo in ogni loro opera è presente uno scarto, una differenza, un intervento (fatto magari di accostamenti inediti o inaspettati, di riletture o di complessi interventi manuali), capaci di riattivare il passato, di aprirla all’immaginazione, a nuove narrazioni a volte sottilmente ironiche, a volte poetiche o analitiche, giocose o spiazzanti, critiche o interrogative.
Il loro operare anacronistico, sempre con lo sguardo rivolto all’indietro, non è mai un gratuito gioco con la storia personale o collettiva. Essi sono consapevoli che il passato è laggiù, sprofondato in un tempo remoto, e che per farlo rivivere debba essere rivisitato, ripensato, rigiocato, scompaginato. Paradossalmente anacronistiche e inattuali, tali opere partono da tracce del passato per far incontrare il “già avvenuto” con l’“adesso”. Producono esperienze aperte che turbano la nostra percezione in un gioco incessante di piccole alterazioni e cancellature, aggiunte o spostamenti che stimolano l’osservatore a entrare nell’intimità delle opere e a creare nuove narrazioni, immerse in un tempo complesso, né attuale, né davvero inattuale. Queste opere insomma, pur nella loro ricca diversità progettuale e poetica, s’impegnano a “riunire il prima, il durante e il dopo”, come auspicava Marcel Duchamp.
La mostra presenta lavori video, fotografie e installazioni dei seguenti autori:
Vincenzo Agnetti, Gianfranco Baruchello, Maggie Cardelús, Martina Della Valle, Rä di Martino, Laurent Fiévet, Meri Gorni, Paolo Inverni, Vladimir Kupriyanov, Lena Liv, Fabio Mauri, Marcelo Moscheta, Davide Mosconi, Daniel Pitín, Catherine Poncin, Kurt Ralske, Moira Ricci, Sylvie Romieu, Eric Rondepierre, Indre Serpytyte, Mirko Smerdel, Aldo Tagliaferro, Dubravka Vidovic, Ciro Vitale, Roger Welch.
Il titolo della mostra è un omaggio all’opera di Aldo Tagliaferro “Memoria variabile” 1973.
Lisa Ponti - A4 X 88
Periodo espositivo: da mercoledì 2 al 24 febbraio 2011
Orari di apertura: da martedì a sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00
Ottantotto sono gli anni di Lisa Ponti. Questa mostra li festeggia con 88 suoi disegni su carta, formato “A4”, misura universale: “ E’ un bene usare un foglio sempre uguale, così il disegno sa dove atterrare” dice Lisa.
Lisa Ponti usa il foglio A4 dal 1992 (prima mostra da Toselli a Milano), e da allora i disegni “A4” hanno fatto molti scali in gallerie e musei: dalla Galleria Gangurinn a Reykjavik, Islanda, nel 1993 (la galleria più a Nord) al Museo MMMAC a Paestum, nel 2000 (il museo più a Sud).
A Roma, centro dei centri, mostra alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, nel 2005.
La Galleria Milano espone ora 88 fogli “A4” del 2010 e 2011.
Scrive Fulvio Irace nella prefazione al catalogo della mostra di Paestum: “Lisa ha ereditato (dal padre) la propensione a tradurre parole e pensieri nella sciolta scrittura di segni grafici che hanno l’apparente innocenza di una immediatezza fulminante.
Lampi di graffite, tuoni di pastelli, nuvole di carte percorrono il foglio A4 proiettandovi paesaggi mentali simili al flusso di istantanei dialoghi col mondo…
Questi materiali minimi del pensiero disegnano provvisorie costellazioni di segni, dentro i quali ognuno potrà credere di leggere qualche segreto del presente o luminose premonizioni del futuro.”
milano.repubblica.it/cronaca/2011/01/31/foto/il_compleanno_di_lisa_ponti-11895335/1/
Davide Mosconi - LASTORIADELLAMUSICADIDAVIDEMOSCONI - Concerto n.5
LASTORIADELLAMUSICADIDAVIDEMOSCONI
Martedì 16 novembre 2010 ore 19.00
Davide Mosconi è stato, infatti, musicista e fotografo, compositore di musica ambientale e di teatro-musica, ricercatore e costruttore di suoni, sperimentatore, improvvisatore e performer, ma anche inventore di strumenti musicali.
In questa occasione verranno eseguite le seguenti pagine:
Nr. 35 - Milano. “Invasione”. Pezzo per conchiglie, muro, zoccoli, angolo, sassi, vetro e terra. Solo. Millenovecentosettanta.
Nr.103 - Eindhoven. Vandalia. Pezzo per tavolo, nastro adesivo e neve. Millenovecentoottantasei.
Direzione musicale Elio Marchesini.
Le seguenti pagine verranno presentate da Maria Morganti:
Nr. 43 - Como. Pezzo per pianoforte e ferraglia. Millenovecentosettantaquattro
Nr. 59 - Milano. Pezzo per pianoforte piscina ed acqua.
Millenovecentoottantasei.
Nr. 65 - Firenze. “L’orchestra”. Per pianoforte, tre pianisti e strumenti d’orchestra da camera. Millenovecentoottantotto.
Nr. 115 - Londra. Pezzo per pianoforte e ghigliottina.
Millenovecentoottantacinque.
Colonna sonora della serata sarà LA MUSICA DELL’ANNO ZERO DAVIDE MOSCONI MILLENOVECENTOOTTANTADUE acquistabile in galleria.
Fino all’8 gennaio saranno inoltre esposti:
Night skies, 1990/91
una serie di trittici polaroid di cieli notturni, proseguimento della sua ricerca sulle coincidenze.
“Il sogno di Davide”, 1968
opere di ispirazione surreale, in cui le immagini sono inserite in una struttura retroilluminata.
Leggi l'articolo di Michela Moro su leiweb.it
Nanni Balestrini - AVIDOCHILEGGE
S. Buckley, B. Cohen, H.Cohen, B.Flanagan, J. Hoyland, R. Smith, W. Tucker - Sette inglesi a Milano
Davide Mosconi - 5 trittici: In morte del padre - Disegnare l'aria
Pierpaolo Lista - Resto a guardare
Inaugurazione: mercoledì 6 maggio 2009 alle ore 18.30
Periodo espositivo: da giovedì 7 maggio a martedì 20 luglio 2009
Orari: da martedì a sabato dalle ore 10,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 20,00
Pierpaolo Lista ha poco più di 30 anni, vive e lavora a Paestum, ha esposto opere pittoriche in personali a Pavia nel 2003 e a Roma nel 2006 e nel 2007. Nel 2008 a Salerno tiene la sua prima personale di lavori fotografici.
La Galleria Milano presenta per la prima volta a Milano sia la sua pittura che le fotografie.
I lavori pittorici, smalti dipinti e graffiti sul retro di lastre di vetro visarm, hanno tutti la stessa dimensione: 100 x 120 cm.
Le immagini, profili inconsistenti di oggetti, di cose di tutti i giorni - una moto (una vespa) , un pianoforte, un orologio con le ore messe a caso, un paio di occhiali appoggiati su di un tavolo, dei coltelli, sono simulacri della quotidianità, ridotta a segno e resa in tal modo minimale, che la trasforma quasi nel ricordo di una realtà.
Scrive Mariangela Calisti nella presentazione alla mostra di Pavia Cose: "Immagini che ci appartengono, che hanno molto da raccontare, ma che già molto hanno detto. Non a caso prive di ogni presenza umana, ci consentono di impossessarcene."
Nelle fotografie di Lista ritroviamo una ambivalenza scenica. Lista costruisce con cura la coreografia di ambienti, di stanze vuote illuminate da un'improbabile luce che filtra da una porta semi aperta, ricrea oggetti comuni (forbici, cappelli, giacche, ombrelli, aereoplanini, una barchetta di carta che si riflette sull'acqua) assemblando carte, cartoni , filo di ferro, chiodi, pezzi di corda, sfondi acquerellati; ogni cosa ha la propria ombra a volte disegnata a volte creata con effetti di luce.
Questi assemblaggi, queste scenografie esistono solo per essere fotografate.
"La tecnica fotografica è sin dall'inizio un semplice e agile mezzo per costruire una immagine che è, a sua volta, l'alter ego, la deuteragonista delle figurazioni dei suoi lavori pittorici. Ossia: la "scarnificazione" d'un elemento oggettuale – anche il più elementare – che si trasforma, attraverso una raffinata tecnica e una prevista alterazione, in una sorta di visione fantasmatica che, pur conservando le stigmate della realtà, riesce a trasformarla in quello che potrei definire l'equivalente ricordo."
Gillo Dorfles "La fotografia concettuale di Pierpaolo Lista" in Teatri segreti , Salerno 2008
Hanno scritto di lui Gillo Dorfles, Antonello Tolve, Mariangela Calisti, Raffaele d'Adria, Alan Jones, Angelo Trimarco.
Pierluigi Fresia - Our brief eternity
Sandro Somaré - "+1"
Marco Vaglieri - Metafisica della carne